È m*rto Gianluca Cherubini: migliaia i messaggi di condoglianze (1 / 2)

La sua m*rte, avvenuta a soli 52 anni dopo una log*rante mal*ttia, non è solo l’addio a un ex calciatore, ma l’ultimo atto di una vita vissuta costantemente sull’orlo del burrone, dove il fischio finale è arrivato troppo presto, lasciando dietro di sé il sapore amaro di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato.

A dare il triste annuncio è stato Alessandro Battisti, suo ex compagno di squadra al Chieti, con un post che ne riassume l’essenza selvaggia: «Una vita a 220 km all’ora. Mi mancherai».

Nato a Roma e cresciuto nel vivaio giallorosso, Cherubini sembrava avere il mondo ai suoi piedi. Nel 1995, sotto la guida di Carletto Mazzone, condivideva il campo con un giovanissimo Francesco Totti. Era un difensore moderno, duttile, capace di trasformarsi in centrocampista all’occorrenza. Con la Nazionale Under 21 fu uno dei pilastri della spedizione che vinse l’Europeo del 1994, giocando titolare accanto a leggende come Cannavaro, Panucci, Inzaghi e Vieri, tuttavia la Roma, forse intuendo che quel carattere focoso sarebbe stato difficile da arginare, decise di non puntare su di lui a lungo termine, rispedendolo alla Reggiana dopo una sola stagione.

La carriera di Gianluca subì un arresto drammatico nel 2006. Durante la sfida Novara-Giulianova, un aneurisma cerebrale fulminante lo colpì sul campo.

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Gli anni della maturità sono stati segnati da una sequenza inqui*tante di fatti di cronaca. Nel 2010 la denuncia per un’aggr*ssione br*tale a Ostia; poi, nel 2014, l’arresto a Tor di Nona mentre girava con una pist*la calibro 765 rubata. Ma il colpo più duro arrivò dalle indagini dell’Antimafia: l’ex promessa della Roma fu accusato di far parte di un’organizzazione crimin*le dedita allo sp*ccio internazionale tra l’Olanda e l’Italia, con base a Villa Gordiani. Un elenco di accuse pesantissime — estorsione, detenzione di armi, riciclaggio — che trasformarono definitivamente l’eroe di Francia ’94 in un protagonista del sottobosco crimin*le romano.

Oggi, con la sua scomparsa, cala il sipario su una parabola umana complessa e dolorosa. Resta il ricordo di quel ragazzo biondo che correva veloce sulla fascia, prima che la vita, o forse lui stesso, decidesse di sterzare bruscamente verso l’ignoto.