Pensioni, da Marzo cambia tutto: ogni 2 mesi verrà.. (1 / 2)

Da marzo potrebbe aprirsi una nuova fase per il sistema previdenziale italiano. Sul tavolo del governo c’è infatti l’ipotesi di modificare il meccanismo di adeguamento degli assegni, superando l’attuale aggiornamento annuale per introdurre una revisione più frequente, con cadenza bimestrale. Una novità che, se confermata, inciderebbe direttamente sull’importo riconosciuto a milioni di pensionati.

L’idea richiama il principio della “scala mobile”, adattato però al contesto attuale. In pratica, l’assegno verrebbe ricalcolato ogni 60 giorni sulla base dell’andamento dell’inflazione. Se il costo della vita dovesse salire, l’importo aumenterebbe di conseguenza; viceversa, in caso di rallentamento o diminuzione dei prezzi, potrebbe verificarsi un adeguamento al ribasso.

L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema più aderente alla realtà economica, evitando che i pensionati attendano un anno intero per vedere riconosciuti gli effetti dell’aumento dei prezzi. La misura, tuttavia, non avrebbe carattere universale. Secondo le ipotesi allo studio, la rimodulazione automatica riguarderebbe esclusivamente gli assegni più bassi, in particolare quelli che non superano quattro volte il trattamento minimo, pari a circa 2.100 euro lordi mensili.

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Si tratterebbe quindi di un intervento mirato, pensato per tutelare le fasce più esposte all’erosione del potere d’acquisto. Diverso il discorso per i lavoratori dipendenti. L’estensione dello stesso meccanismo agli stipendi appare al momento poco praticabile. Senza una riforma strutturale del mercato del lavoro, un adeguamento automatico e così ravvicinato delle retribuzioni comporterebbe costi rilevanti per le imprese, con possibili ripercussioni sull’occupazione e sulla tenuta dei bilanci aziendali.

La proposta dovrà ora passare al vaglio del Consiglio dei Ministri. Solo dopo un eventuale via libera si conosceranno tempi e modalità operative. Se approvata, la riforma segnerebbe un cambio di passo significativo nel rapporto tra pensioni e inflazione, introducendo un sistema più dinamico ma anche più sensibile alle oscillazioni dell’economia.