
La situazione rovente sul fronte geopolitico internazionale, contrassegnata dagli scontri in Ucraina e dall’escalation militare in Medio Oriente, ha riportato in auge un tema non da poco: quello dell’obbligo di leva militare. Nonostante la sua sospensione, avvenuta nel nostro paese nel 2005, essa potrebbe essere riattivata in caso di emergenza.
Dunque, se l’Italia dovesse essere chiamata nello scontro, cosa farebbe in questo caso il nostro Paese? A stabilirlo è in primis la nostra Carta costituzionale. La Costituzione, all’articolo 11, recita che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa, ma nell’articolo 78 affida alle Camere il compito di deliberare lo stato di scontro e di conferire al governo i poteri straordinari necessari per affrontare l’emergenza.
Solo quando le Camere decidono, potrebbe essere riattivata un’eventuale leva militare straordinaria, e a stabilirlo è sempre la nostra Costituzione, all’articolo 52 della Costituzione, secondo cui la difesa della patria è un dovere di ogni cittadino. Qualora occorra scendere in campo, esiste una ben precisa “gerarchia” poiché i primi a essere impiegati sarebbero i militari già in servizio attivo, dunque Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza.

In un secondo momento, potrebbero essere richiamati gli ex militari congedati da meno di 5 anni, mentre sarebbero esentati dalla leva alcuni corpi dello Stato, come Vigili del Fuoco, Polizia Penitenziaria e Polizia Locale. I civili, invece, dovrebbero mobilitarsi solo in caso di scontro diretto che minacci l’integrità dello Stato italiano.
La leva straordinaria riguarderebbe uomini e donne compresi tra i 18 e i 45 anni, dopo essere stati sottoposti a visita medica per stabilire l’idoneità, che potrebbe avere tre differenti esiti, in quanto si potrebbe risultare idonei con arruolamento, rivedibili o riformati definitivamente.