Ieri sera mio figlio mi ha picchiato.
Non ho urlato. Non ho reagito.
Perché in quel momento, qualcosa dentro di me si è spezzato di netto:
nell'istante in cui ho capito che non avevo più di fronte un bambino che avevo cresciuto con amore, ma una creatura che non riconoscevo più,
ho smesso di essere sua madre.
Credevo che la mia casa potesse proteggermi.
Questa convinzione si è infranta nell'istante in cui la sua mano l'ha fatto.
Con un odore di liquore scadente e amaro, mi ha spinto nella credenza come se non fossi altro che un ingombro, un ostacolo.
Mentre lui dormiva al piano di sopra, disteso al sicuro nella casa che avevo costruito, io mi sedetti sul freddo pavimento della cucina e finalmente capii la verità.
Il ragazzo che un tempo stringevo al petto non c'era più.
Al suo posto c'era qualcuno di pericoloso.
Uno sconosciuto.
Un mostro.
